News

Il pensiero del Direttore - Der Gedanke des Direktors

Stefano Mascheroni

A 67 ANNI UNA PERSONA CON DISABILITÀ NON DIVENTA UN’ALTRA PERSONA

Il Centro di Tutela dei Diritti del Malato: “La Provincia introduce il Progetto di vita, ma mantiene una soglia anagrafica che rischia di interrompere percorsi costruiti in decenni”

BOLZANO – Il Centro di Tutela dei Diritti del Malato Alto Adige ODV chiede alla Provincia autonoma di Bolzano di aprire un confronto urgente sugli effetti della Deliberazione della Giunta provinciale n. 849 del 24 ottobre 2025, che collega la permanenza delle persone con disabilità nei servizi dedicati al raggiungimento dell’età di accesso alla pensione di vecchiaia e prevede, per chi è anche inserito in un servizio residenziale per persone con disabilità, il passaggio verso un servizio residenziale per anziani.

La questione assume oggi un significato ancora più rilevante.
Proprio in questi giorni la Provincia sta avviando la sperimentazione del “Progetto di vita” per le persone con disabilità, previsto dalla riforma nazionale sulla disabilità e disciplinato in Alto Adige dalla Deliberazione n. 626 del 7 agosto 2026. 
Dal 1° settembre 2026 prende avvio la fase sperimentale, mentre dal 1° gennaio 2027 sarà possibile esercitare il diritto alla definizione del Progetto di vita.
La Provincia definisce il Progetto di vita come individuale, personalizzato e partecipato, costruito a partire dai desideri, dalle aspettative e dalle preferenze della persona, con l'obiettivo di individuare i sostegni necessari a migliorare la qualità della vita, sviluppare le potenzialità, scegliere i contesti di vita e garantire la partecipazione.

È proprio questo che ci porta a porre una domanda alla Provincia: 
come si concilia il principio del Progetto di vita con una disciplina che individua nel raggiungimento dell'età pensionabile una soglia per l'uscita dai servizi specialistici per la disabilità?

A 67 anni cosa cambia?
Una persona con disabilità, il giorno in cui compie 67 anni, non cambia automaticamente i propri bisogni assistenziali.
Non cambiano la sua disabilità, le sue capacità, le sue necessità di supporto, le sue relazioni, le sue abitudini e il percorso di vita costruito nel tempo.
Eppure una famiglia di Bolzano ha già ricevuto dall'ASSB la richiesta di presentare la domanda di ammissione a una residenza per anziani in vista del compimento dei 67 anni del proprio familiare, oggi stabilmente inserito in una struttura per persone con disabilità.
Nel caso concreto che ha portato il Centro di Tutela dei Diritti del Malato ad occuparsi della vicenda, si tratta di una persona che frequenta la stessa realtà da circa 50 anni e che vive quella struttura come la propria casa. Per la famiglia, l'ipotesi di trasferimento rappresenta un cambiamento potenzialmente traumatico.

Non contestiamo certamente le case di riposo. Contestiamo l'idea che possano essere automaticamente la risposta.
Le residenze per anziani svolgono una funzione fondamentale e non intendiamo mettere in discussione né il loro ruolo né la professionalità dei loro operatori.
Ma un servizio per persone con disabilità e una residenza per anziani sono realtà differenti, con finalità, organizzazione, competenze professionali e parametri assistenziali differenti.
Per questo non basta trovare un posto letto.

Occorre trovare il posto appropriato per quella persona.
La stessa ASSB ha precisato che il trasferimento non avverrebbe automaticamente, ma sarebbe subordinato a una specifica valutazione e all'individuazione di un posto idoneo.
È proprio questa garanzia che chiediamo venga resa concreta e verificabile.
Quali sono i criteri con cui si stabilisce che una struttura è idonea? Quale dotazione di personale viene garantita? Quali competenze specialistiche? Quale livello assistenziale? E soprattutto: come viene garantita la continuità del progetto di vita della persona?
ASSB ha indicato la presenza di due nuclei di assistenza estensiva, con 12 posti a Villa Europa e 12 a Villa Serena, oltre all'offerta specialistica “Ars Vitae” dello Jesuheim di Cornaiano.
Prendiamo atto positivamente di queste realtà. Ma la loro stessa specificità dimostra che non tutte le strutture possono essere considerate equivalenti e che l'appropriatezza deve essere valutata individualmente.

Il progetto di vita deve valere anche quando una persona diventa anziana
La Provincia afferma oggi che il Progetto di vita deve partire dai desideri, dalle aspettative e dalle preferenze della persona e deve consentirle di scegliere i propri contesti di vita e partecipare alla comunità.
Per il Centro di Tutela dei Diritti del Malato questo principio non può fermarsi davanti a una soglia anagrafica.
Se il progetto di vita è realmente individuale e personalizzato, deve accompagnare la persona anche nella fase dell'invecchiamento.
Non può essere la data del 67° compleanno a determinare, da sola, la necessità di cambiare ambiente di vita.

Chiediamo quindi alla Provincia:
• che nessun trasferimento sia determinato dalla sola età anagrafica;
• che ogni eventuale passaggio sia preceduto da una valutazione individuale e multidimensionale dei bisogni della persona;
• che sia garantito un livello assistenziale realmente adeguato, anche sotto il profilo della dotazione e delle competenze del personale;
• che la persona e la famiglia siano realmente coinvolte nella decisione;
• che il Progetto di vita diventi il riferimento anche per le persone con disabilità che stanno invecchiando, garantendo continuità nelle relazioni, nelle attività, nelle autonomie e nel contesto di vita.

Non siamo contrari al fatto che una persona con disabilità possa, quando questa sia realmente la soluzione più appropriata e condivisa, essere accolta in una residenza per anziani.
Siamo contrari a una logica nella quale l'età anagrafica rischia di diventare più importante del bisogno della persona.
La domanda non dovrebbe essere:
“Ha compiuto 67 anni: dove deve andare?”
Ma:
“Qual è, oggi, la soluzione migliore per questa persona e per il suo progetto di vita?”
Perché trovare un posto è una questione amministrativa.
Trovare il posto giusto è una questione di diritti.
E soprattutto, oggi che la Provincia introduce il Progetto di vita, chiediamo che quel principio venga applicato fino in fondo:
a 67 anni una persona con disabilità non diventa un'altra persona.

Stefano dr. Mascheroni

Direttore Centro di Tutela dei Diritti del Malato ODV

******************************************************************************

A 67 JAHREN WIRD EIN MENSCH MIT BEHINDERUNG NICHT ZU EINEM ANDEREN MENSCHEN
**Das Zentrum für den Schutz der Patientenrechte:
„Die Provinz führt das Lebensprojekt ein, hält aber an einer Altersgrenze fest, die jahrzehntelang aufgebaute Lebenswege zu unterbrechen droht.“**

BOZEN – Das Zentrum für den Schutz der Patientenrechte Südtirol ODV fordert die Autonome Provinz Bozen auf, einen dringenden Dialog über die Auswirkungen des Beschlusses der Landesregierung Nr. 849 vom 24. Oktober 2025 zu eröffnen. Dieser Beschluss verknüpft den Verbleib von Menschen mit Behinderung in spezifischen Diensten mit dem Erreichen des gesetzlichen Rentenalters und sieht – für Personen, die in einer Wohnstruktur für Menschen mit Behinderung leben – den Übergang in eine Seniorenwohnstruktur vor.

Die Thematik erhält heute eine noch größere Bedeutung.
Gerade in diesen Tagen startet die Provinz die Erprobungsphase des Lebensprojekts für Menschen mit Behinderung, vorgesehen durch die nationale Reform und in Südtirol durch den Beschluss Nr. 626 vom 7. August 2026 geregelt.
Die experimentelle Phase beginnt am 1. September 2026, während ab dem 1. Januar 2027 das Recht auf Ausarbeitung des Lebensprojekts ausgeübt werden kann.

Die Provinz definiert das Lebensprojekt als individuell, personalisiert und partizipativ, aufgebaut auf den Wünschen, Erwartungen und Präferenzen der Person, mit dem Ziel, die notwendigen Unterstützungen zu identifizieren, die Lebensqualität zu verbessern, Potenziale zu entwickeln, Lebenskontexte zu wählen und die Teilhabe zu gewährleisten.

Die zentrale Frage an die Provinz lautet daher:
Wie lässt sich das Prinzip des Lebensprojekts mit einer Regelung vereinbaren, die das Erreichen des Rentenalters als Schwelle für den Ausstieg aus den Fachdiensten für Menschen mit Behinderung festlegt?

Was ändert sich mit 67 Jahren?
Ein Mensch mit Behinderung ändert an seinem 67. Geburtstag nicht automatisch seine Unterstützungsbedürfnisse.
Seine Behinderung bleibt unverändert, ebenso seine Fähigkeiten, sein Unterstützungsbedarf, seine Beziehungen, seine Gewohnheiten und der über Jahre aufgebaute Lebensweg.

Dennoch hat eine Familie in Bozen bereits von der ASSB die Aufforderung erhalten, einen Antrag auf Aufnahme in eine Seniorenwohnstruktur zu stellen – im Hinblick auf den bevorstehenden 67. Geburtstag eines Angehörigen, der seit Jahrzehnten in einer Einrichtung für Menschen mit Behinderung lebt.

Im konkreten Fall, der das Zentrum für den Schutz der Patientenrechte veranlasst hat, sich mit der Angelegenheit zu befassen, handelt es sich um eine Person, die dieselbe Einrichtung seit rund 50 Jahren besucht und sie als ihr Zuhause erlebt. Für die Familie stellt die Aussicht auf einen Transfer eine potenziell traumatische Veränderung dar.

**Wir stellen keineswegs die Seniorenwohnheime infrage.
Wir stellen infrage, dass sie automatisch die richtige Antwort sein sollen.**

Seniorenwohnheime erfüllen eine grundlegende Funktion, und wir stellen weder ihre Rolle noch die Professionalität ihrer Mitarbeitenden in Frage.
Doch Dienste für Menschen mit Behinderung und Seniorenwohnstrukturen sind unterschiedliche Realitäten – mit unterschiedlichen Zielsetzungen, Organisationsformen, Fachkompetenzen und Assistenzparametern.

Deshalb reicht es nicht, ein Bett zu finden.
Es muss der richtige Platz für diese Person sein.

Die ASSB hat klargestellt, dass ein Transfer nicht automatisch erfolgen würde, sondern von einer spezifischen Bewertung und der Identifizierung eines geeigneten Platzes abhängt.
Genau diese Garantie muss konkret und überprüfbar werden.

Wir fragen daher:
Kriterien der Eignung – Nach welchen Kriterien wird die Eignung einer Struktur festgestellt?

* Personalausstattung – Welche personelle Ausstattung wird garantiert?

* Fachkompetenzen – Welche spezifischen Kompetenzen sind vorhanden?

* Assistenzniveau – Welches Unterstützungsniveau wird gewährleistet?

* Kontinuität des Lebensprojekts – Wie wird die Kontinuität des Lebensprojekts sichergestellt?

Die ASSB verweist auf zwei Bereiche für umfassende Betreuung mit je 12 Plätzen in Villa Europa und Villa Serena sowie auf das spezialisierte Angebot Ars Vitae im Jesuheim in Girlan.
Wir nehmen diese Angebote positiv zur Kenntnis.
Doch gerade ihre Spezifität zeigt, dass nicht alle Strukturen gleichwertig sind und dass die Angemessenheit individuell bewertet werden muss.

Das Lebensprojekt muss auch im Alter gelten
Die Provinz betont heute, dass das Lebensprojekt von den Wünschen, Erwartungen und Präferenzen der Person ausgehen muss und ihr ermöglichen soll, Lebenskontexte zu wählen und an der Gemeinschaft teilzunehmen.

Für das Zentrum für den Schutz der Patientenrechte darf dieses Prinzip nicht an einer Altersgrenze enden.
Wenn das Lebensprojekt wirklich individuell und personalisiert ist, muss es die Person auch im Alter begleiten.
Das Datum des 67. Geburtstags darf nicht allein darüber entscheiden, ob ein Lebensumfeld gewechselt werden muss.

Wir fordern daher von der Provinz:
Keine Transfers allein aufgrund des Alters

Individuelle und multidimensionale Bewertung der Bedürfnisse

Angemessenes Assistenzniveau, auch hinsichtlich Personal und Kompetenzen

Einbeziehung der Person und der Familie

Lebensprojekt als Maßstab auch im Alter – Kontinuität von Beziehungen, Aktivitäten, Autonomie und Lebensumfeld

**Wir sind nicht dagegen, dass eine Person mit Behinderung – wenn dies wirklich die angemessene und gemeinsam getragene Lösung ist – in einer Seniorenwohnstruktur aufgenommen wird.
Wir sind dagegen, dass das Lebensalter wichtiger wird als der individuelle Bedarf.**

Die Frage darf nicht lauten:
„Er/Sie ist 67 geworden: Wohin muss er/sie jetzt?“  
Sondern:
„Was ist heute die beste Lösung für diese Person und ihr Lebensprojekt?“

Denn einen Platz zu finden ist eine Verwaltungsfrage.
Den richtigen Platz zu finden ist eine Frage der Rechte.

Und gerade jetzt, da die Provinz das Lebensprojekt einführt, fordern wir, dass dieses Prinzip vollständig angewandt wird:
Mit 67 Jahren wird ein Mensch mit Behinderung nicht zu einem anderen Menschen.

Stefano Dr. Mascheroni

Direktor Zentrum Fuer del Schutz del Patientenrechte EO