Assegno di cura e valutazione - Pflegegeld und Bewertung

Negli ultimi mesi l’assegno di cura è tornato al centro del dibattito pubblico in Alto Adige, con segnalazioni di disfunzioni, ritardi e preoccupazioni sulla sostenibilità economica del sistema. Le criticità sollevate riguardano sia gli aspetti organizzativi sia quelli finanziari e sociali.
1. Tempi di attesa ancora troppo lunghi
Diverse famiglie segnalano attese tra 8 e 11 mesi per ottenere la valutazione della non autosufficienza o per il rinnovo dell’assegno. Nonostante alcuni miglioramenti i tempi restano percepiti come incompatibili con bisogni spesso urgenti.
2. Valutazione in ufficio
Molti professionisti e associazioni sostengono che la valutazione della non autosufficienza non può essere realmente accurata se svolta in un ambiente artificiale, lontano dal contesto di vita quotidiana della persona.
Le principali criticità sono tre:
la valutazione perde aderenza alla realtà perché le capacità funzionali di una persona fragile cambiano radicalmente a seconda dell’ambiente;
la valutazione rischia di essere ingiusta perché due persone con lo stesso livello di fragilità possono ricevere esiti diversi solo perché una si trova più a suo agio in ufficio e l’altra no e questo crea una percezione di arbitrarietà e mina la fiducia nel sistema;
la valutazione domiciliare è lo standard in molti modelli europei ed in diversi sistemi di long-term care, la valutazione avviene a domicilio proprio per garantire osservazione diretta dell’ambiente, comprensione delle reali necessità, dialogo con caregiver e familiari, prevenzione di errori di sottovalutazione.
L’Alto Adige, invece, ha scelto un modello misto, ma con una forte prevalenza delle valutazioni in ufficio, che oggi viene contestata.
3. Procedure percepite come umilianti o troppo invasive
La nostra Associazione ed il Presidente della Consulta delle persone con disabilità del Comune di Bolzano Claudio Palmulli hanno segnalato colloqui e valutazioni vissuti da molte famiglie come umilianti, soprattutto per persone fragili o con decadimento cognitivo.
Il sistema di valutazione viene considerato inoltre da più parti “da rivedere”, perché non sempre capace di cogliere la reale complessità dei casi. Nello specifico riteniamo che la scheda V.I.T.A utilizzata per la valutazione del fabbisogno assistenziale non riesca a cogliere le problematiche legate alle patologie collegate a deterioramento cognitivo/demenze e problematiche psichiatriche.
4. Casi di rifiuto nonostante condizioni gravi
Alcune testimonianze riportano situazioni in cui l’assegno è stato negato anche in presenza di patologie severe e limitazioni funzionali importanti, costringendo le persone a lunghi ricorsi. Qui ci ricolleghiamo alle limitazioni che presenta la scheda V.I.T.A. utilizzata per la raccolta del fabbisogno assistenziale.
5. Crescita dei costi e sostenibilità del sistema
Si discute l’introduzione di forme di compartecipazione o di una assicurazione privata integrativa per garantire la tenuta del sistema. Sarebbe opportuno che il terzo settore fosse invitato a confrontarsi sul tema. La nostra organizzazione, quale portatrice di interessi, ha chiesto più volte di poter far parte del gruppo di lavoro senza purtroppo riuscirci. C’è inoltre da sottolineare che forme di compartecipazione o assicurazioni integrative sono costituzionalmente possibili, ma non possono essere introdotte autonomamente da una Provincia autonoma se incidono sui livelli essenziali delle prestazioni (LEP/LEPS) o sulla disciplina nazionale dell’assistenza socio‑sanitaria. Serve una legge statale che definisca il quadro generale. La Provincia può intervenire solo entro gli spazi lasciati dallo Stato, senza mai comprimere diritti essenziali.
6. Adeguamenti economici percepiti come insufficienti
Molte famiglie segnalano che l’importo non copra più i costi reali dell’assistenza (badanti, strutture, servizi). Nello specifico l’assegno di cura non è stato mai attualizzato al costo della vita (Indice dei Prezzi al Consumo e inflazione).
Alleghiamo una nota scritta dal Presidente della Consulta delle persone con disabilità del Comune di Bolzano Claudio Palmulli per una situazione vissuta personalmente:
Il 22 gennaio 2026 sono entrato in un colloquio per l’accertamento della non autosufficienza a Bolzano. Ero accompagnato. Mi aspettavo domande, certo, ma anche rispetto. Invece ho vissuto un clima che mi ha messo sotto pressione, fino a confondermi.
C’è un punto che mi pesa tanto: mentre parli non vedi cosa viene scritto. Da una parte annotano a penna, dall’altra al computer. E ti resta il dubbio che alcune cose finiscano riportate “a metà”, senza contesto. In un accertamento così, una frase scritta male può pesare tantissimo.
Alla fine, l’infermiera si è scusata per avermi insultato. Accetto le scuse, ma non dovrebbe mai succedere.
Serve un cambiamento: toni, rispetto, trasparenza su ciò che viene scritto, e tutela vera per le famiglie. Io sono accanto a tutte le famiglie e mi metto a disposizione anche come presidente della Consulta delle persone con disabilità per provare a trovare un punto di incontro tra famiglie e medici. E per tutelarmi mi sono affidato al Centro di Tutela dei Diritti del malato Alto Adige ODV.
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In den letzten Monaten ist das Pflegegeld in Südtirol wieder in den Mittelpunkt der öffentlichen Debatte gerückt, mit Hinweisen auf Fehlfunktionen, Verzögerungen und Sorgen hinsichtlich der finanziellen Nachhaltigkeit des Systems. Die angesprochenen Problembereiche betreffen sowohl organisatorische als auch finanzielle und soziale Aspekte.
1. Noch immer zu lange Wartezeiten
Mehrere Familien berichten von Wartezeiten zwischen 8 und 11 Monaten, um die Einstufung der Pflegebedürftigkeit oder die Verlängerung des Pflegegeldes zu erhalten. Trotz einiger Verbesserungen werden die Wartezeiten weiterhin als unvereinbar mit oft dringenden Bedürfnissen wahrgenommen.
2. Begutachtung im Büro
Viele Fachpersonen und Verbände sind der Ansicht, dass die Einstufung der Pflegebedürftigkeit nicht wirklich genau sein kann, wenn sie in einer künstlichen Umgebung erfolgt, fern vom alltäglichen Lebenskontext der betroffenen Person.
Die wichtigsten Kritikpunkte sind drei:
Die Begutachtung verliert an Realitätsbezug, da sich die funktionalen Fähigkeiten einer fragilen Person je nach Umgebung stark verändern.
Die Begutachtung kann ungerecht sein, da zwei Personen mit demselben Grad an Fragilität unterschiedliche Ergebnisse erhalten können, nur weil sich eine im Büro wohler fühlt als die andere; dies erzeugt den Eindruck von Willkür und untergräbt das Vertrauen in das System.
Die häusliche Begutachtung ist in vielen europäischen Modellen und in mehreren Systemen der Langzeitpflege Standard, da sie eine direkte Beobachtung der Umgebung, ein besseres Verständnis der tatsächlichen Bedürfnisse, den Austausch mit Angehörigen und Betreuungspersonen sowie die Vermeidung von Unterbewertung ermöglicht.
Südtirol hat hingegen ein Mischmodell gewählt, jedoch mit einer starken Dominanz der Büro-Begutachtungen, die heute zunehmend kritisiert wird.
3. Als demütigend oder zu invasiv empfundene Verfahren
Unser Verein und der Präsident der Behindertenkommission der Gemeinde Bozen, Claudio Palmulli, haben Gespräche und Begutachtungen gemeldet, die von vielen Familien als demütigend empfunden wurden, insbesondere von Menschen mit Fragilität oder kognitivem Abbau.
Das Begutachtungssystem wird zudem von vielen Seiten als „überarbeitungsbedürftig“ bezeichnet, da es nicht immer in der Lage ist, die tatsächliche Komplexität der Fälle zu erfassen. Insbesondere sind wir der Ansicht, dass das für die Erhebung des Pflegebedarfs verwendete V.I.T.A.-Formular die Problematiken im Zusammenhang mit kognitivem Abbau/Demenz sowie psychiatrischen Erkrankungen nicht angemessen erfasst.
4. Ablehnungen trotz schwerer gesundheitlicher Bedingungen
Einige Berichte schildern Situationen, in denen das Pflegegeld trotz schwerer Erkrankungen und erheblicher funktionaler Einschränkungen verweigert wurde, was die Betroffenen zu langen Einspruchsverfahren zwingt. Dies verweist erneut auf die Grenzen des V.I.T.A.-Formulars, das für die Erhebung des Pflegebedarfs verwendet wird.
5. Kostenanstieg und Systemnachhaltigkeit
Es wird über die Einführung von Formen der Kostenbeteiligung oder einer privaten Zusatzversicherung diskutiert, um die Stabilität des Systems zu gewährleisten. Es wäre sinnvoll, den Dritten Sektor in diese Diskussion einzubeziehen. Unsere Organisation hat als Interessenvertreterin mehrfach darum gebeten, Teil der Arbeitsgruppe zu sein, jedoch leider ohne Erfolg.
Zudem ist zu betonen, dass Formen der Kostenbeteiligung oder Zusatzversicherungen verfassungsrechtlich zwar möglich sind, jedoch nicht autonom von einer autonomen Provinz eingeführt werden können, wenn sie die wesentlichen Leistungsniveaus (LEP/LEPS) oder die nationale Regelung der sozial‑gesundheitlichen Versorgung berühren. Es bedarf eines staatlichen Gesetzes, das den allgemeinen Rahmen festlegt. Die Provinz kann nur innerhalb der vom Staat gelassenen Spielräume tätig werden – ohne dabei jemals grundlegende Rechte einzuschränken.
6. Als unzureichend empfundene finanzielle Anpassungen
Viele Familien berichten, dass der Betrag die tatsächlichen Betreuungskosten (Pflegekräfte, Einrichtungen, Dienste) nicht mehr deckt. Insbesondere wurde das Pflegegeld nie an die Lebenshaltungskosten (Verbraucherpreisindex und Inflation) angepasst.
Beigefügte Stellungnahme des Präsidenten der Behindertenkommission der Gemeinde Bozen, Claudio Palmulli
Am 22. Januar 2026 nahm ich in Bozen an einem Gespräch zur Feststellung der Pflegebedürftigkeit teil. Ich war begleitet. Ich erwartete Fragen, natürlich, aber auch Respekt. Stattdessen erlebte ich eine Atmosphäre, die mich unter Druck setzte und mich schließlich verwirrte.
Ein Punkt belastet mich besonders: Während man spricht, sieht man nicht, was geschrieben wird. Einerseits wird handschriftlich notiert, andererseits am Computer. Und man bleibt mit dem Zweifel zurück, dass manches „halb“ oder ohne Kontext festgehalten wird. Bei einer solchen Begutachtung kann ein falsch formulierter Satz enorm ins Gewicht fallen.
Am Ende entschuldigte sich die Krankenschwester dafür, mich beleidigt zu haben. Ich akzeptiere die Entschuldigung, aber so etwas darf nicht passieren.
Es braucht eine Veränderung: im Ton, im Respekt, in der Transparenz darüber, was geschrieben wird, und im echten Schutz für die Familien. Ich stehe allen Familien zur Seite und stelle mich auch als Präsident der Behindertenkommission zur Verfügung, um einen Dialog zwischen Familien und Ärzten zu ermöglichen. Und zu meinem eigenen Schutz habe ich mich an das Zentrum für den Schutz der Patientenrechte Südtirol ODV gewandt.